Ripropongo oggi, in occasione del 108esimo anniversario del Terremoto di Messina un mio scritto, pubblicato su Facebook all’indomani dei Terremoti di questa estate nel Centro-Italia

112 Secondi

Quali sono le attività che fate ogni giorno che durano meno di un minuto e 52 secondi?

Probabilmente lavarvi i denti, bere il caffè, cucinarvi un piatto di gnocchi ( che più di 90 secondi in acqua non devono stare ).

O forse è il tempo che impegnate per svegliarvi la mattina, il tempo per togliervi di dosso le lenzuola e mettere i piedi a terra.

Ma stanotte tante persone non hanno avuto tutti quei secondi a disposizione.

Alle 3:36 hanno avuto uno, forse due secondi per realizzare cosa stava succedendo.

Forse si sono alzate di corsa per andare alla porta.
Forse hanno spostato i nipoti, che dormivano con loro nel letto, sotto di esso, salvandoli.

Forse non sono stati svegliati affatto, precipitando direttamente con il loro condominio per 5 piani.

Messina

Questo lasso di tempo è esattamente 3 volte la durata del nostro grande terremoto di Messina.

Pensate come cambierebbero alcune vostre azioni se durasse il triplo : il viaggio verso il luogo di lavoro, la visione di un film, la paura per l’ignoto.

Noi messinesi sappiamo bene che significa vivere con questa paura; fin da bambini ci insegnano ad avere paura di ogni sussulto, di ogni rumore, di ogni movimento.

Ogni tanto, durante la fase tra la veglia ed il sonno, mi ritrovo a muovermi inconsciamente nel letto, e per un attimo mi viene da pensare che quel movimento sia stato dovuto ad un terremoto, e la paura mi assale. Poi basta un secondo per realizzare che è solo una finzione, è il mio cervello che si prepara a sognare.

Purtroppo molte persone da stanotte non sogneranno più.

Purtroppo molte persone svegliandosi la mattina non potranno più sognare ad occhi aperti guardando il panorama, che ricorderà loro per sempre il momento più tragico della loro vita.

5 Giorni Fa

5 giorni fa ero lì, a 10km da quei paesi, nella valle del Tronto alla scoperta di un luogo bellissimo, pieno di storia cultura e vita.

5 giorni fa ho deciso di non passare da quella Via Salaria lungo la quale sono stati costruiti quei paesi, il tragitto era troppo tortuoso, montagne montagne, meglio tornare indietro fino a Teramo e prendere l’autostrada.

5 giorni fa avrei potuto ammirare alcuni tra i borghi più belli d’Italia, oggi non posso più.

5 giorni fa passando su quella autostrada, all’uscita del traforo del Gran Sasso, di fronte a me si è aperta la vallata dell’Aquila, e subito ho cominciato a contare le gru che si stagliavano al cielo. 1,2,3,10,30,70, e la mia mente è tornata subito a quei tragici giorni, pensando che si la ricostruzione era in ritardo, ma tra poco L’Aquila sarebbe rinata.

5 giorni fa ho promesso di voler andare a visitare una città risorta dalle cenere, così come risorse la mia città 108 anni fa.

Oggi mi riprometto di voler andare a mangiare un piatto di amatriciana ad amatrice, perché quella città dovrà tornare a vivere, quei paesi dovranno tornare a vivere, così come anche i sopravvissuti, perché la vita è l’unica cosa che ci appartiene veramente.