Riporto qui l’articolo di Gigi Calabro per iPadItalia…un’ottima riflessione sull’evoluzione tecnologica dal 2000 ad oggi e nel futuro…buona lettura

Rieccoci qui ragazzi, per un nuovo percorso di riflessione che ci piacerebbe condividere con voi, e che, mai più di adesso, è attuale. Mettete una bella canzone che vi fà sognare e leggete, con il cuore.
In un altro post di qualche giorno fa ricordavo con malinconia il mio primo smartphone, che molti di voi ricordano: il mitico Nokia 7650.
Era un settembre del 2002, l’Italia di quell’anno era uscita malamente da un mondiale a dir poco sfortunato, e il mondo non era ancora pronto alla rivoluzione che ci sarebbe stata di li’ a breve.
Ricordo la mia faccia e quella dei miei amici quando, in una vetrina in centro vedemmo il prezzo di quel cellulare così innovativo: 1.250.000 lire…Una fortuna.
Nella mia tasca c’era un Nokia 3210 che ancora ricordo con un sorriso quando guardo il mio iPhone di oggi e ripenso a come un sms di poche righe, per leggerlo, dovessi sfogliare 5-6 “pagine” sul piccolo schermo verde, o a quanto fosse difficile crearsi una suoneria personalizzata, con i compositori monofonici presenti nel menù.


Rimasi talmente estasiato, dal fatto che quel cellulare avesse una fotocamera, uno schermo a colori, il bluetooth e tante altre cose a cui di certo nessuno di noi era abituato, come lo siamo oggi, che non so nemmeno come, il giorno dopo me lo comprai: ecco qual’è stato il momento vero e proprio in cui il mondo della tecnologia mobile è cambiato davvero, e da allora non ci si è più fermati, mille nuovi modelli di smartphones uscirono dopo quel Nokia, sebbene tutti dicessero che sarebbero stati un flop, soprattutto per i prezzi altissimi a cui ce li proponevano.

Ma tutti sappiamo com’è continuata la storia no? Ed eccoci qui, dopo nemmeno 10 anni, a disegnare con le dita su uno schermo, a leggere un giornale anche al buio, e a sentirci un pò tutti bambini quando esce una novità assoluta come l’iPhone o l’iPad. Non siamo più capaci di fare a meno del nostro mondo tecnologico? Non riusciremmo più a tornare a far mille giri con le dita per fare un numero di telefono sul mitico grigione della SIP?

Beh, checchè ne dicano gli anti-progressisti, i malinconici sognatori che sognano che le abitudini e i sapori del passato non si perdano mai, la risposta è : NO, non ne potremmo più fare a meno.
Chi di voi, fino a qualche anno fa, s’immaginava che un giorno avrebbe zoomato una foto su uno schermo pizzicandolo o che, sempre con le dita, avrebbe potuto disegnarci un fumetto e mandarla via mail ai propri amici? O che ci sarebbe stata la possibilità di vedere su un cellulare la posizione esatta, in ogni momento, di tutte le persone che amiamo,e magari guidarle in diretta telefonica, seguendole su una mappa digitale, fino alla nostra posizione?
Bene, io quel giorno che entrai in quel negozio, non lo avrei mai immaginato. Non avrei mai pensato che il concetto stesso di telefono cellulare sarebbe potuto, un giorno, cambiare così’ tanto, grazie soprattutto, all’improvvisa e inattesa sterzata che l’iPhone di Apple ha dato al mondo mobile.

La stessa nostalgica finestra vorrei aprirla sul mondo dei computer, ricordando i nostri pomeriggi di tanti anni fa, quando per giocare a un videogioco dovevamo usare un registratore a cassetta e spellarci le mani con un joystik, mentre il nostro Commodore 64 arrivava a temperature vicine alla fusione, e le ore volavano, tra risate e merendine.

Nessuno di noi dimenticherà tutte le volte che, davanti al videogioco di calcio dei tempi esclamavamo ” Cavolo sembra vero!!!! E’ come giocare dal vivo”, mentre la palla si calciava in una sola direzione , non c’era nè arbitro nè telecronaca e il pallone erano 4 quadratini sgranati.

Se in un giorno qualsiasi di quegli anni, mi avessero fatto vedere un flash del 2010, forse sarei rimasto deluso perché al tempo, sognare ad occhi aperti ci portava a immaginare macchine volanti e teletrasporto, ma allo stesso tempo non avrei creduto ai miei occhi vedendo gente in metro che mostra le foto a un amico su uno schermo gigante di un oggetto chiamato iPad, sfiorandolo con un solo dito, o vedendo i miei amatissimi album Panini vaporizzati e “rimaterializzati” sullo stesso schermo, senza più l’odore indimenticabile delle figurine e lo stress psicologico di vedere i buchi di quelle mancanti.

Chi l’avrebbe detto che il mondo dei computer si sarebbe unito in simbiosi con quello reale del tocco di una mano? Commodore non di certo, e infatti ben presto sparì. E con lei sparì anche quel modo così rudimentale ma bello di giocare. Arrivarono le piccole console, i primi computer desktop, internet e infine i portatili.

E con loro tutto un nuovo capitolo di cambiamenti del nostro quotidiano. Prepararci a quello che sarà non è mai facile e la gente si affeziona alle cose e al modo in cui le usa. Parlare oggi di iPad a qualcuno come i miei genitori è quasi un’impresa, poiché non sanno nemmeno cos’è il touchscreen, o meglio, possono afferrarlo, e magari stupirsi quando gli mostro cosa si può fare con le dita, ma non arriveranno mai a farlo proprio, a rendere un azione così semplice, automatica, come invece facciamo quasi tutti noi, generazione successiva. Dunque ho capito una cosa da quando Apple ci ha “regalato” il suo multitouch, e cioè che se la nostra vita digitale deve cambiare di nuovo, è normale che lo faccia lentamente, abituandoci pian piano a tutta una serie di azioni e possibilità, fino ad oggi nemmeno pensate. Dibattere su cosa sia più utile tra NetBook e iPad o discutere su cosa o perchè tutti i cellulari di oggi abbiano imitato iPhone non serve a molto. Serve invece comprendere come si è arrivati o si arriverà a fare del touchscreen il nuovo modo universale di comunicare e utilizzare dispositivi sempre più semplici da usare e versatili, nelle cose di tutti i giorni.

Oggi mi guardo intorno e vedo la gente spalancare gli occhi quando, in un centro commerciale, guarda con stupore questo o quel maxischermo da 55 pollici che sembra un cinema, sognando di averlo lì al centro di un salotto magari troppo piccolo, ma non importa, ci sta bene lo stesso, così il cinema arriva anche a casa.

Vedo ragazzi come me, che seduti su un divano, hanno un iPhone accanto, il pc sulla scrivania, e ora anche un iPad sul tavolino, e magari quando arriva una mail non sanno dove andarla a leggere, o se si ha voglia di salutare un amico non lo si chiama più, gli si scrive su facebook, perchè fa più figo. Che cosa succederà domani? Mi fermo tante volte a pensare a come sarà il cellulare del futuro e mi rispondo sempre allo stesso modo, e cioè con la fantasia legata a un sogno: telefonare a una persona lontana e vederla apparire in “carne e ossa” davanti a noi in un raggio di luce olografica, per darci quasi la sensazione che sia lì con noi, a grandezza naturale, dove l’unica cosa che non potremo fare sarà abbracciarla davvero. Le emozioni di “teletrasportare” una persona cara che vive distante in questo modo, stravolgeranno le nostre abitudini di oggi. Sò che succederà, e che ancora una volta, quando sarà possibile, sul mio iPhone 7G WiMax, mi emozionerò ogni volta, ricordando il passato.

Oggi si sente tanta gente dire che la tecnologia ha solo rovinato il mondo, spezzando quelli che erano rapporti veri, e, rubandoci la fantasia e lo slancio di un tempo, ci ha reso pigri e incapaci di socializzare come si faceva una volta, e cioè in modo reale e concreto. Mentre ora ci sono le chat, i social network, e quando si ha voglia di condividere uno stato d’animo con i nostri amici, non li si abbraccia più, ma lo si scrive su due righe davanti allo schermo di un pc, sperando che qualcuno commenti e ci comprenda, da lontano. A questa gente cosa si potrebbe rispondere se non che dipende comunque da noi, il modo in cui farci coinvolgere o cambiare la vita da strumenti che nascono con lo scopo di rendercela migliore? Quando è nato internet il mondo è diventato un piccolo angolo di universo, ha portato gente lontana a sentirsi vicina come non mai. Scrivere lettere e sapere che saranno lette un istante dopo averle spedite dall’altra parte del globo, sognare un paradiso terrestre e poterlo quantomeno “visitare” via web con Google Earth, e mille altre cose, non sono forse un esempio di quanto bene ha fatto al mondo un’invenzione simile? Ma come tutte le cose, c’è sempre poi il risvolto della medaglia, con tutti gli eventi negativi che, proprio l’avvento di internet, ha portato.

Personalmente credo che la tecnologia e il progresso, viste dal lato positivo, facciano e faranno sempre bene all’uomo, perchè sempre più cose e sempre più possibilità ci saranno accessibili, sebbene con loro arriveranno altre nostalgie e altri sospiri del passato che sarà andato perso. L’importante comunque è cambiare quando si ha voglia di farlo, non facendosi guidare dalle mode o dalla massa. In tutte le cose della vita dobbiamo essere noi a decidere quando sarà il momento perfetto di prendere una o l’altra strada. Diventare uomini, innamorarci, imparare un mestiere o un hobby, e , appunto, far nostra una nuova tecnologia, dovrà sempre essere spontaneo e mai forzato. E’ giusto così. Solo così potremo, nel tempo, goderci a pieno tutto ciò che verrà.

Oggi il mondo dei pc sta cambiando, tra un paio d’anni anche tutti i computer desktop avranno il multitouch  e l’iPad di oggi avrà avuto lo stesso effetto dell’iPhone nel 2007, e cioè quello di aver cambiato per sempre il modo di utilizzare un computer portatile, prima, e poi quello di casa.

Ma tra 10 anni? Cosa succederà tra 10 anni? Magari le carte di credito spariranno, e si pagherà con un chip sottopelle,i cellulari saranno smaterializzati e resi un semplice fascio di luce che apparirà sul nostro palmo della mano,i giornali saranno del tutto digitalizzati su schermi pieghevoli in carbonio, le automobili finalmente andranno a idrogeno, e il mondo finalmente tornerà pulito.E il mio iPad? Beh..il mio iPad sarà buttato lì in una scatola di plexiglass antipolvere, e quando lo ritroverò sistemando il ripostiglio tramite pannelli automatici da uno schermo a comando vocale, sorriderò ripensando a tanto tempo fa, quando insieme a tanta altra gente, me lo godevo su una panchina, scrivevo su un blog pieno di bella gente, e sognavo di fermare il tempo per non crescere mai.